Due visioni indipendenti a confronto: Trax Mori e Inglorious Ocean.

Trax Mori e Inglorious Ocean nascono in momenti diversi, ma condividono una stessa urgenza: creare spazi in cui il suono possa esistere senza forzature.

Due etichette lontane per età e traiettorie, ma accomunate da una visione radicale dell’indipendenza: fare musica come atto di cura, di fiducia e di libertà, lasciando che siano i suoni a tracciare la direzione.

Inglorious Ocean Radioaktiv

Inglorious Ocean

Inglorious Ocean è un’etichetta indipendente fondata nel 2009 e nata come spazio libero e in continua evoluzione, dove il suono diventa esplorazione, introspezione e condivisione.

Come è nata l’etichetta e perché l’esigenza di una label personale.

Inglorious Ocean è un’etichetta indipendente fondata nel 2009, nata dalla necessità di creare uno spazio libero e autentico, capace di accogliere una comunità di artisti accomunati dalla stessa visione: esplorare il suono come strumento di libertà, introspezione e ricerca personale.

La nascita della label risponde all’esigenza di sottrarsi a schemi prestabiliti, offrendo un contesto in cui la musica possa svilupparsi in modo naturale, attraverso l’ascolto profondo, la sperimentazione e la condivisione. Un luogo aperto, più che un semplice marchio, in cui il processo creativo conta quanto il risultato finale.

Ci racconti come hai scelto il nome dell’etichetta e cosa vuole significare.

Il nome dell’etichetta racchiude la visione che ne ha accompagnato la nascita. Inglorious — “senza gloria” — esprime un rifiuto consapevole delle logiche di mercato e della corsa al riconoscimento fine a sé stesso. In questo spazio la musica non ha bisogno di trofei per esistere: può essere fragile e minimale. È proprio nella sottrazione che trova la sua autenticità.

In questa frase si concentra l’essenza dell’etichetta: un contesto in cui l’individualità non si dissolve, ma si amplifica nella relazione con gli altri, e la ricerca personale si apre a un paesaggio condiviso. Inglorious Ocean è una comunità fluida, uno spazio di appartenenza e di ascolto, che accoglie ciò che nasce dal silenzio, dalla sperimentazione e dalla vulnerabilità.

Ocean diventa invece la metafora della dimensione collettiva e del flusso continuo della creazione sonora. Ogni artista segue il proprio movimento, la propria direzione e il proprio tempo; insieme, queste traiettorie generano un oceano aperto, mutevole, senza confini.

Ogni artista è un’onda. Insieme, siamo l’oceano.

Qual è il disco prodotto al quale ti senti più legato e perché.

Sicuramente Tides, la compilation in uscita il 6 febbraio 2026. È un progetto a cui siamo particolarmente legati perché riesce a racchiudere, secondo noi, alcune delle voci più interessanti e visionarie della scena ambient ed elettronica contemporanea.

L’aspetto più stimolante è stato mettere in dialogo artisti molto diversi tra loro e scoprire come, pur partendo da linguaggi personali e traiettorie autonome, emergesse un’identità musicale comune.

Un artista che ti piacerebbe produrre.

Non abbiamo un nome preciso in mente, né sentiamo l’esigenza di fare riferimento a figure già affermate nella scena ambient ed elettronica. Il nostro lavoro nasce da un criterio diverso: riconoscere una musica capace di generare una risonanza emotiva, qualcosa che arrivi prima allo stomaco e poi alla testa, anche in modo sottile.

Tutti i progetti che produciamo partono da qui, da un suono che porta con sé un’urgenza personale e una sensibilità autentica. Più che un artista da produrre, cerchiamo una visione con cui costruire un dialogo sincero.

In questo periodo storico è meglio spingere il formato digitale o rivolgersi a una nicchia che acquista i formati fisici pur sapendo di non ottenere un grande ritorno economico?

Il digitale è senza dubbio immediato e accessibile: consente una diffusione rapida e tempi di attesa quasi inesistenti. Allo stesso tempo, restiamo profondamente legati al formato fisico — in particolare al vinile — per il suo valore simbolico e rituale, oltre che per la qualità dell’ascolto che offre.

La produzione su supporto fisico richiede oggi tempi, energie e una cura progettuale importanti, soprattutto per realtà indipendenti come la nostra. Per questo preferiamo muoverci con equilibrio: utilizzare il digitale come spazio di libertà e condivisione, riservando il formato fisico a momenti e progetti specifici, come un gesto ponderato e significativo, destinato a una nicchia che ne riconosce il valore culturale ed emotivo.

Progetti per il futuro.

Continuare a incontrare artisti che vivono la musica come uno spazio di libertà, che si avvicinano al suono attraverso un ascolto emotivo e profondo. Collaborare con chi costruisce passaggi sonori come frammenti di vita, carichi di significati personali, lontani da formule e logiche predefinite, ma vicini a una verità intima.

Il nostro sguardo resta aperto: più che pianificare traguardi, vogliamo creare le condizioni perché queste visioni possano emergere, incontrarsi e trasformarsi in percorsi condivisi.

Bandcamp

Rapide #47 - Speciale etichette Radioaktiv

Trax Mori

Trax Mori nasce a fine 2024 dall’amicizia tra Riccardo, alias Personal Information, e Jacopo, Yakka. Un progetto che si muove tra Bristol e Parma, nato dalla volontà di esplorare l’inaspettato e le diverse espressioni della sperimentazione elettronica.

Come è nata l’etichetta e perché l’esigenza di una label personale.

Trax Mori è nata a fine 2024 da me, Riccardo (in arte Personal Information), e Jacopo (Yakka). È un’etichetta a cavallo tra Bristol e Parma. Il nome l’abbiamo usato per la prima volta per una puntata sulla webradio di Bristol Noods, che da ormai un anno si è strutturata in una residenza mensile.

L’etichetta emerge da una ventina d’anni di amicizia che dalle scuole superiori a oggi è sempre ruotata intorno alla sperimentazione musicale. L’idea ha avuto una gestazione lunga anche per via delle traiettorie di vita non lineari e dei mille traslochi e spostamenti.

Direi che la decisione definitiva è maturata nell’estate del 2024 per dare continuità alla nostra passione musicale e creare una piattaforma in cui insieme fare quello che ci piace: ascoltare e fare musica. Ci fidiamo molto del gusto reciproco che negli anni si è articolato in sfumature differenti. Il 2024 è stato anche l’anno in cui entrambi ci siamo trovati con della musica nostra che volevamo curare nelle diverse fasi del processo creativo.

 Ci racconti come hai scelto il nome dell’etichetta e cosa vuole significare.

Il nome dell’etichetta è nato dopo un lunghissimo confronto, durante una giornata al fiume nell’Appennino vicino a Parma, nell’estate del 2024. Abbiamo scelto di accostare queste due parole perché ci sembravano rappresentare simbolicamente gli estremi di uno spettro.

Da un lato Trax, che richiama un’estetica “club”, legata all’incontro; dall’altro Mori, una parola latina che porta con sé l’idea della fine, della riflessività e di una dimensione più introspettiva. Questi due aspetti entrano in risonanza tra loro: non li pensiamo come poli opposti o in contraddizione, ma come punti di un continuum. All’interno di questo spettro vogliamo muoverci liberamente, includendo sia sonorità orientate al clubbing sia approcci alla produzione più intimi e riflessivi. È in questa direzione che vorremmo che si sviluppassero sia la proposta musicale sia l’estetica dell’etichetta.

Qual è il disco prodotto al quale ti senti più legato e perché.

Di sicuro siamo molto legati ai primi due EP usciti nel 2025: Who Hear, pubblicato a giugno, e Acque Dolci, uscito a ottobre. Sia per me che per Jacopo si tratta del primo lavoro solista e siamo contenti di averli curati all’interno di questa nuova esperienza dell’etichetta.

Allo stesso tempo, siamo molto felici di poter collaborare con artisti e artiste affini a noi, che hanno scelto di affidarci la loro musica.

 Un artista che ti piacerebbe produrre.

Domandona. Su due piedi ti direi Novo Line e Lino Capra Vaccina.

In questo periodo storico è meglio spingere il formato digitale o rivolgersi a una nicchia che acquista i formati fisici pur sapendo di non ottenere un grande ritorno economico?

Come etichetta, in questo momento ci piace associare alla musica anche un supporto fisico. La prima uscita è stata su vinile, la seconda su CD e la prossima sarà in cassetta. La scelta del formato dipende sempre dallo stile e dal concept del disco. Allo stesso tempo, lasciamo agli artisti e alle artiste la libertà di decidere quanto e come essere presenti sulle piattaforme digitali.

La stampa del fisico è stata una scelta piuttosto spontanea, guidata da una sostenibilità economica minima (nel senso: “riusciamo ad affrontare la spesa di un certo numero di copie?”) più che da vere e proprie analisi di mercato. Noi compriamo molta musica e sappiamo che, come noi, ci sono tante persone che lo fanno.

Dandoti un’anticipazione sul futuro, ti direi che all’interno di questa relazione tra fisico e digitale, riteniamo importante anche il luogo in cui la musica viene suonata e condivisa. Per questo, una delle prospettive che ci siamo dati per il 2026 è quella di uscire dal solo ambito digitale – ascolto, vendita, radio – per attraversare quello dei club e, in seguito, con un numero adeguato di uscite, anche quello degli eventi legati alle etichette. Ci sembra un modo per dare forma alla musica non solo attraverso un supporto fisico, ma anche creando spazi di incontro e condivisione attorno ad essa.

Progetti per il futuro.

In primo luogo passare dal mondo digitale a quello reale. In questo primo anno abbiamo consolidato l’esperienza della radio e avviato le uscite discografiche, ma nei prossimi mesi vorremmo che Trax Mori si strutturasse anche come serata. Su questo fronte si sta spendendo molto Jacopo: la prima sarà a febbraio al Cosies di Bristol, con l’idea di dare poi una certa continuità al progetto.

Un secondo obiettivo è far crescere il catalogo dell’etichetta all’interno di quello spettro di cui parlavamo prima. Ci piacerebbe che diventasse uno spazio in cui poter ascoltare una cassa dritta e un bel giro di synth, ma anche il field recording di un fiume che, da qualche parte, a causa del cambiamento climatico, è destinato a scomparire.

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Appuntamento al prossimo numero di Rapide!

Contaminati.


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