Dissipatio e Lady Blunt Records: esperienza e qualità al servizio di musiche altre.

Dissipatio

Dissipatio è la label creata da Nicola Quiriconi (già membro di VipCancro e Daimon, nonché cofondatore di Lisca Records). L’etichetta nasce con lo scopo di dare visibilità a musiche altre: uscite di alta qualità dedicate alla musica elettronica, sperimentazione, elettroacustica e drone music.

Come è nata l’etichetta e perché l’esigenza di una label personale.

Dissipatio è la mia seconda esperienza nell’instabile mondo discografico nostrano, avevo già provato l’ebrezza della produzione musicale con Lisca Records, etichetta che gestivo insieme ad altre persone tra cui Alberto Picchi (Ambasce). Era il 2007 anno in cui partiva anche il progetto Vipcancro a cui Lisca era strettamente legato. La label era il modo più semplice e diretto per garantire l’uscita delle produzioni del collettivo, per un po’ siamo riusciti ad avere una buona visibilità oltre a stringere solidi rapporti con diversi musicisti sempre di ambito sperimentale; poi i singoli percorsi personali e la difficoltà ad avere una visione d’intenti comune ha diluito sempre più l’interesse e di conseguenza le energie dedicate alla label, diciamo che Lisca è finita in modo abbastanza naturale nel momento in cui è terminata l’esperienza Vipcancro nell’estate del 2020, un divorzio burrascoso ma necessario che ha riacceso in me la voglia di mettermi in gioco. In quel periodo ero in contatto con Alessandro Ragazzo, mi aveva mandato il suo lavoro Cinque studi sul paesaggio che avevo trovato molto interessante ma con Lisca, per quanto detto sopra, era impensabile farlo uscire e allora mi sono detto ‘o ora o mai più’ e così è nata Dissipatio, dove io mi occupo della produzione, delle scelte grafiche, della promozione, della distribuzione e della vendita, è la diretta emanazione del mio pensiero e dei miei gusti, senza compromessi, un piccolo sogno che si realizza.

Ci racconti come hai scelto il nome dell’etichetta e cosa vuole significare.

Il nome è un chiaro omaggio al romanzo distopico di Guido Morselli ‘Dissipatio H.G.’, mi sono immaginato il risveglio in solitaria, con il resto dell’umanità volatilizzata nel nulla, cosa metterei sul piatto o nel lettore? Siamo tutti indispensabilmente inutili e destinati a evaporare prima o poi, Dissipatio non vuol far altro che alleviare questo tempo di attesa andando alla ricerca delle più stravaganti ‘evaporazioni sonore’ provenienti da tutto il mondo, cerco quello che è meno allineato, senza preclusioni di genere, come puoi ben vedere dal catalogo decisamente eterogeneo, ma sempre dal sapore ‘sperimentale’ termine desueto che ancora chiarisce in modo efficace il trade Union che mi sono prefissato.

Il logo della label è la rappresentazione stilizzata di un dissipatore di calore a lamelle solitamente utilizzato negli impianti hi-fi.

Qual è il disco prodotto al quale ti senti più legato e perché.

So che è banale ma per me tutte le produzioni sono importanti, come un parto, ed ognuna a suo modo mi ha dato profonde soddisfazioni, considera che quando esce una recensione mi emoziono sempre, oggi come 20 anni fa, sono una persona che vive la musica in modo viscerale e totalizzante, sceglierne una sarebbe come un tradimento per tutti gli altri. Ovviamente ci sono album che mi hanno sorpreso, soprattutto per il riscontro avuto dalla critica anche a livello internazionale, i primi due album: Ragazzo ed Heimito, hanno portato Dissipatio a una visibilità inaspettata e di conseguenza sono decuplicate le richieste da musicisti provenienti da tutto il mondo.  Tutte le produzioni successive hanno dato a mio giudizio una profondità stilistica alla label, nomi importanti come Simon Balestrazzi e Paolo Sanna, Aidan Baker, Deison, Bruno Duplant e Julien Heraud, The Star Pillow, Ambasce, Adriano Zanni e Dream Weapon Ritual non possono che rendermi estremamente soddisfatto del percorso fatto fino a oggi.

Un artista che ti piacerebbe produrre.

Un artista che vorrei produrre ed a cui ho già chiesto la disponibilità è Andrea Belfi, adoro i suoi lavori, ibridi che rasentano la perfezione tra percussioni ed elettronica, mai banale e ricco di spunti, mi piacerebbe che uscisse dalla sua comfort zone per dare maggiore spazio all’aspetto concreto e minimale, dare importanza anche quello che sta sotto le pelli e allo spazio che viviamo. Sono perfettamente consapevole che al momento la cosa rimarrà solo un’idea, Dissipatio non ha la forza produttiva per un nome del genere, ma chissà che un giorno non decida di rispondere alle mie mail, sognare non costa niente!

In questo periodo storico è meglio spingere il formato digitale o rivolgersi a una nicchia che acquista i formati fisici pur sapendo di non ottenere un grande ritorno economico?

Una label come Dissipatio non ha obiettivi commerciali, pertanto qualsiasi scelta sul supporto è figlia del desiderio del momento, non di obiettivi economici. Utilizzo principalmente bandcamp per la vendita sia dei supporti fisici che digitali, ma ribadisco che oggi come ieri non si parte con un’esperienza del genere per soldi, è solo la passione che fa muovere il tutto. Ritengo che la sovrapproduzione musicale di questi anni renda davvero complessa la sopravvivenza di realtà produttive a tutti i livelli, i numeri delle vendite sono ridicoli e spesso non riescono nemmeno a coprire le spese, il solo digitale svilisce il lavoro dell’artista, io appartengo a una generazione che è nata con i supporti fisici e fintanto riuscirò a sostenerne gli oneri la strada rimarrà questa; in realtà sono in missione per conto di un’entità aliena ma questa è un cosa che non voglio far sapere.

Progetti per il futuro.

Sono tantissimi, alcuni vedranno la luce entro l’anno, altri nel 2023. La prossima sarà una coproduzione insieme a Marco di Toten Schwan di un lavoro davvero singolare dal nome ‘Collettivo Inconscio’ nato grazie ai contributi sonori di decine di musicisti che hanno fornito estratti al compositore Luca Giuoco che li ha poi assemblati con grande gusto e capacità, costruendo dei brani davvero affascinanti. Sempre entro l’anno uscirà un album a cui tengo tantissimo di un bravissimo musicista giapponese: Leo Okagawa che con il suo Density ci farà sprofondare in un mare di pulsante e organica elettronica. Per l’anno prossimo ho già un sacco di titoli pronti che ancora non voglio anticipare, non si sa mai! Spero che il pubblico che ha supportato fino ad oggi la mia piccola creatura e suoi ‘suoni vaporosi’ possa trovare ancora terreno fertile per stimolare le proprie orecchie.

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Lady Blunt Records

Dedicata alla musica sperimentale e strumentale, Lady Blunt Records è un’etichetta discografica fondata nel 2019 nata con il sogno di creare un nuovo spazio condiviso in cui la musica diventasse l’asse fondamentale, la linfa vitale di una varietà di esperienze.

Come è nata l’etichetta e perché l’esigenza di una label personale.

L’etichetta è frutto dell’incontro con la violinista e compositrice Laura Masotto. Stavamo bevendo un caffè a Berlino quando mi ha raccontato del suo primo album e dell’intenzione di pubblicarlo. Abbiamo passato tutto il pomeriggio ad ascoltare le bozze del progetto che ho ritenuto meraviglioso e a fantasticare. Quindi ci siamo dette: pubblichiamolo noi! Da lì, in realtà, è passato molto tempo, in cui l’idea ha preso forma, assieme al desiderio di creare una casa per progetti che ci piacessero ed emozionassero. In seguito, si è unito anche Alessandro Lugoboni, che ha collaborato come designer, ideando visualmente la cornice perfetta per questo viaggio. Lo slancio iniziale quindi è stato impulsivo, una voglia molto genuina di impegnarsi in progetti musicali con entusiasmo da condividere con altr*.

Ci racconti come hai scelto il nome dell’etichetta e cosa vuole significare.

Il nome dell’etichetta rimanda al nome di un famoso violino Stradivari, suonato da Lady Anne Blunt, nipote di Lord Byron. Ci siamo imbattuti casualmente nella storia di questo strumento e dopo qualche approfondimento ci siamo resi conto che la figura di Lady Blunt conteneva le passioni più profonde delle tre anime dell’etichetta oltre la musica, ovvero il violino, la poesia e i cavalli. L’aspetto più significativo è la cornice ideata da Alessandro Lugoboni, che è rappresenta uno spazio libero, che di volta in volta dà vita a realtà diverse rendendole speciali.

Qual è il disco prodotto al quale ti senti più legato e perché.

Ogni progetto è un piccolo viaggio a sé. Ho ricordi bellissimi legati ad ogni uscita. Tutto è partito con Fireflies di Laura Masotto, con il quale ci siamo fatti conoscere. Ciascun percorso è stato molto diverso, per universi musicali e personalità degli artisti coinvolti, e questo ci ha permesso di stupirci ogni volta e di sperimentare esperienze e soddisfazioni sempre nuove e diverse fra loro. Un album del quale sono particolarmente grata è la nostra Collection “Mediterraneo”, che ha coinvolto 15 artisti internazionali, dedicata al mare e i cui proventi vengono interamente devoluti a due associazioni impegnate con intenti differenti nel Mare Mediterraneo (Mediterranea e MareVivo).

Un artista che ti piacerebbe produrre.

Ci piace lavorare con artist* che abbracciano la creatività con cuore aperto, senza preconcetti, con spirito di ricerca e sperimentazione. Quello che amiamo di questa avventura è la possibilità di entrare nel cosmo di ogni artist*, e lasciarci stupire. Non esistono caratteristiche specifiche che rendono interessante un progetto, è un’energia molto fluida, che nasce da un desiderio di condivisione e contatto. La musica ha un grosso potere invisibile, in grado di toccare le emozioni più profonde quando è fatta con cura e dedizione.

In questo periodo storico è meglio spingere il formato digitale o rivolgersi a una nicchia che acquista i formati fisici pur sapendo di non ottenere un grande ritorno economico?

Penso che non vi sia un approccio giusto o sbagliato riguardo al formato. Dipende dalle possibilità e dalle capacità di ogni realtà. L’industria musicale sta vivendo un periodo critico, complesso e che spero cambi.  Al momento riteniamo che sia giusto proporre un formato digitale, specialmente per artisti emergenti, per riuscire ad avere più diffusione. Idealmente, a prescindere dal formato, servirebbero circuiti virtuosi, che siano economicamente sostenibili per gli artisti, ma questo è sempre più difficile a causa delle piattaforme streaming e della loro gestione.

Progetti per il futuro.

Ora tutte le energie sono focalizzate sulla nostra prossima uscita, l’album di Lorenzo Setti aka Atōmi. Si chiama Little Floating Oracles, uscirà il 7 ottobre 2022 e rappresenta una tappa molto importante e sperimentale per Lady Blunt. Il lavoro di Atōmi è un viaggio cosmico fra elettronica e dark ambient profondo e sorprendente. Non appena abbiamo ascoltato l’album abbiamo subito sentito che avremmo voluto imbarcarci con Lorenzo per esplorare il suo universo musicale così vasto, insolito e ricercato.

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