Gli album dell’anno del team Radioaktiv.

Radioaktiv ha un occhio attento e critico su tutto ciò che il panorama internazionale ci propone. Ce n’è tanta di musica in giro, ma spesso riuscire a scovare il bello che risiede dietro un artista e ciò che propone è un’ardua impresa.

Non siamo solo recensori, ascoltiamo musica sempre, anche al di fuori del contesto Radioaktiv. Per celebrare questo 2018, abbiamo deciso di presentarvi il nostro Best Of, un album a testa suggerito a voi da coloro che ci raccontano la musica da veri contaminàti.

Ecco l’elenco dei migliori album del 2018 secondo il team di Radioaktiv:


Artista: Anna von Hausswolff

Album: Dead Magic

Scelto da Giuseppe Vitale

Intenso, completo e maturo. Dead Magic di Anna von Hausswolff, è tra le proposte più interessanti del 2018 e sicuramente il miglior lavoro della musicista svedese. La sua poliedrica voce, a metà tra l’eleganza di Nico e l’espressionismo di Diamanda Galas è accompagnata da un onnipresente organo e da cupi arrangiamenti: il risultato è l’album che ognuno vorrebbe ascoltare da solo in una cattedrale gotica.


Costiera - Rincorsa Radioaktiv

Artista: Costiera

Album: Rincorsa

Scelto da Federica Noviello

Sono diversi i dischi che potrebbero entrare nella mia classifica dell’anno, dalla gioia di ritrovare quel ragazzone di Sir. Macca con il suo Egypt Station, alla perfetta disgregazione del mondo creata dai Low in Double Negative. Ma si sa, a fine anno arriva il momento dei bilanci, si gioca tutto nei retroscena, e anche il mio disco quest’anno si guarda da questa prospettiva. La prospettiva di tre giovinastri che si divertono a far musica da ragazzini, che hanno avuto ancora una volta il coraggio di assecondare sogni e lasciar spazio alle proprie passioni. Il mio gradino più alto del podio del 2018 è sulle scale del duomo di Cava de’ Tirreni, ed è tutto dei Costiera, che con la loro Rincorsa, tra cassa in 4/4 e passaggi melodici da veri sentimentaloni, si mettono ancora una volta in gioco e (rin)corrono forte. Così dietro quei racconti di amori distrutti, animi appiattiti, attitudine da vinti dalla vita, si nasconde la voglia di rimescolare tutte le carte in tavola e giocare la partita a modo proprio. Non sarà forse questo lo spirito migliore per affrontare il nuovo anno?


Artista: CRLN

Album: Precipitazioni

Scelto da Sergio Mario Ottaiano

Primo disco per CRLN, dopo l’Ep pubblicato qualche anno prima: una prova definitiva pienamente superata. Un viaggio verso se stessi, all’interno, alla scoperta delle proprie emozioni e delle proprie paure nascoste. Un viaggio musicale tra post rock, pop, blues ed un pizzico d’elettronica: un mix che più che creare un genere desidera proporre un mood d’ascolto ben specifico: ematico.


Artista: Dead Can Dance

Album: Dionysus

Scelto da Chiara Tossici

Dionysus dei Dead Can Dance è il mio album del 2018. Al primo ascolto mi ha trasformato in baccante e trasportato in una travolgente danza in due atti, sopra il mondo. Della natura ha i suoni dell’acqua, del fuoco, dell’aria, della terra, della luna; dell’uomo ha il genio di Brendan Perry che lo ha ideato e composto e la sua voce intensa e quella celestiale di Lisa Gerrard. Tutti gli strumenti e le note del mondo in un’armonia che penetrerà l’Italia dal teatro Arcimboldi di Milano, per due date alla fine di maggio. Pronta al rito.


Artista: Durand Jones & The Indications

Album: Durand Jones & The Indications: Deluxe Edition (2018)

Scelto da: Cristiano Petricciuolo

Sarebbe facile assegnare la corona di disco dell’anno a qualche purosangue della Erased Tapes o a qualche artista blasonato della Ninja Tunes. E forse sarebbe anche più giusto, visto il lavoro che molti di questi musicisti di punta stanno portando avanti con costanza e impegno da qualche anno. Tuttavia, quest’anno mi sento di premiare un nome poco noto come quello di Durand Jones, per il suo disco inciso insieme agli The Indications.  Non è un mero incoraggiamento, sia chiaro; stiamo parlando di uno dei migliori lavori soul degli ultimi 10 anni, ma non c’è solo questo. Durand Jones & The Indications hanno confezionato un disco artigianale ed esplosivo, con pochi soldi (452 dollari e 11 centesimi, hanno le ricevute), tante idee e un amore smisurato per quello che fanno. Ecco perché sono il mio disco dell’anno: ogni volta che li ascolto, mi sbattono in faccia quello che la musica dovrebbe essere.


ExRe - ExRe Radioaktiv

Artista: Ex:Re

Album: Ex:Re

Scelto da: Mario Ariano

Ex:Re è il progetto solista di Elena Tonra dei Daughter. Il suo debutto, arrivato a fine 2018, è un album evocativo, intimo, pieno di sentimenti. Elena dialoga con se stessa, un flusso di coscienza per metabolizzare una perdita. L’album è la testimonianza di come dal dolore spesso si può trarre nuova linfa energetica.


Artista: Maneskin

Album: Il ballo della Vita

Scelto da: Monica Quadraroli

Hanno animato e colorato svariati dibattiti in merito al loro percorso artistico. A tale proposito una tra le diverse domande possibili e scomode che si possono formulare è: “Ce n’era davvero bisogno?” Perché l’esigenza di riconciliare ad alto livello e periodicamente un genere musicale nato e cresciuto fuori dai nostri confini italici con le melodiche aspettative dei nostri animi latini è concreto ed incombente, per questo si applaude i Maneskin. Si, ce n’era davvero bisogno.


Artista: Motta

Album: Vivere o Morire

Scelto da: Lorenza Nervitto

Vivere o Morire questo è l’album che ha segnato il 2018. Un disco che ha tutto lo stile, gli accordi e la penna del cantautore. Vivere o Morire è il dubbio che si insinua, è la voce che tenta di uscire dal petto e la scarica d’adrenalina, che Motta ci fa avere ogni volta che canta questo brano. Un album che fa dei testi il focus in scale minori, una felicità che viene sussurrata, una paura che viene urlata. La fine dei vent’anni per qualcuno è vicina, per altri è passata da un pezzo, nonostante ciò non si è mai pronti a crescere, ma arriva un punto in cui si decide che è arrivata l’ora di restare ed è un può come essere felici, che si ripete come un mantra finché non ci crediamo per davvero.


Artista: Radiodervish

Album: Il Sangre e il Sal

Scelto da: Maria Grazia Rozera

L’album che ho scelto, simbolo del 2018, è Il Sangre e il Sal dei Radiodervish. Una miscela perfetta di suoni e parole che si muovono e giocano, danzando sul meravigliosamente ricco e contorto Mediterraneo. Ora più che mai, nell’isterismo spietato dell’odio gratuito verso l’altro che non assomiglia a te, parlare di un’Italia ponte tra Europa e Mediterraneo, parlare di Mediterraneo e dell’armonia di anime che racchiude, è fondamentale, oltre che necessario. È un messaggio chiaro di rivoluzione e di risveglio delle coscienze, fatto di musica e pace.


Artista: Riccardo Sinigallia

Album: Ciao Cuore

Scelto da: Rossella Puca

Il disco sembra una navigazione cinematografica, aleggia infatti per tutto il tempo quel senso di colonna sonora disincantata e nostalgica sull’infanzia che commuove il cuore. Il cuore per l’appunto è il protagonista indiscusso, un muscolo da rattoppare o da scaldare, che accelera come un ritornello ritmato e decelera bruscamente all’arrivo di un Bridge. Il pensiero melodico è tra il Battisti sperimentale ed un Sinigallia più tradizionale.


Artista: Superorganism

Album: Superorganism

Scelto da: Elena Rebecca D’Argenio

Il debutto del collettivo inglese è un riflesso del presente, un collage pop incollato insieme dalla voce laconica di Orono Noguchi. Lungi dall’essere un semplice ritorno agli anni ’90, i Superorganism sono un filtro dei Pavement attraverso l’ obiettivo musicale caleidoscopico di James Blake, un corso accelerato nella moderna produzione pop, racchiuso in battute che fanno cenno al funk minimale dei Daft Punk: una sorta di fusione grunge-pop-EDM che cattura l’occasionale aria di stancante stoicismo del 2018 nello stesso modo in cui il “loser” di Beck ha fatto nei primi anni 90.


Artista: Valente / Winter dies in June

Album: Il blu di ieri / Penelope, Sebastian

Scelto da: Giovanni Graziano Manca

Grande anno musicale, il 2018, i dischi che varrebbe la pena di ascoltare sono davvero tanti e non c’è che l’imbarazzo della scelta, a volerne individuare solo uno. Ne scelgo due, che mi sembra il minimo, date le premesse: 1) Valente, Il blu di ieri, 2) Winter dies in June, Penelope, Sebastian. Il 1° dei due si fa apprezzare per i suoi ritmi accattivanti, per le melodie, il pop di piacevolissimo ascolto, i testi niente affatto banali, anzi profondi e letterariamente validi, la pulizia sonora e una supervisione artistica che porta a suoni limpidi e a equilibri musicali e strumentistici inappuntabili e senza sbavature. Il secondo per la musica che parte da suggestioni basiche post rock e che viene addolcita da belle melodie che richiamano un certo british & scottish pop molto in voga negli anni a cavallo tra Ottanta e Novanta.